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Sanremo: la grande pochezza (7per24.it 21.02.14)

A proposito di “Bellezza” Ezra Pound sosteneva “Non si può parlare di un vento d’aprile. Quando lo si incontra ci si sente rianimati”. Non se ne dovrebbe parlare, quindi, se non con gli strumenti che l’arte mette a disposizione. Evocare continuamente il concetto con tanta insistenza, nei più diversi contesti, da un festival della canzone a un sermone istituzionale , ci fa dubitare che effettivamente la bellezza- così intesa- possa salvare il nostro paese. Sarà per emulare il successo del film di Sorrentino, che ha messo bene in evidenza come la bellezza del passato risalti ancora di più al confronto col degrado del presente, e come la vera bellezza rimanga ai più incompresa. Fatto sta che questo nuovo filone culturale sulla bellezza vede ora in Fazio e Renzi gli interlocutori ideali. Ma un conto è l’arte (in questo caso il cinema), un conto è la realtà che stiamo vivendo. Come si può parlare di bellezza senza ridurla a un concetto se si tralascia la necessità di verità, di giustizia sociale, di sobrietà e ancor più di coerenza ? Mi sembra paradossale che Fazio dopo l’atto di due disperati senza lavoro abbia ripreso il suo monologo sulla “bellezza” . Se questa è la cultura di sinistra che in teoria dovrebbe abbracciare la causa dei lavoratori, allora capisco il successo dell’antipolitica attuale. Con quale coraggio Fazio o Renzi potrebbero parlare di bellezza al di fuori di un teatro o di un palazzo? È facile quando si parte da una posizione privilegiata farsi belli con le nuove trovate filosofiche sulla bellezza, il sogno, la felicità… Ma se vogliamo parlare al cuore della gente e accorciare le distanze, allora bisogna guardare negli occhi le persone. Si provi a parlare di bellezza in una fabbrica, di fronte a lavoratori e imprenditori che da parecchio tempo hanno incrociato le braccia. Oppure davanti a una platea di studenti all’ultimo anno di scuola o di università. O in qualche centro sociale dove si riuniscono la stragrande maggioranza dei pensionati da cinquecento euro al mese. Con quale coraggio si può parlare di bellezza di fronte a un paese che sta crollando a pezzi perché ha tralasciato di custodire il suo patrimonio naturale e artistico? Che ha sfruttato a vantaggio di pochi le sue risorse? A chi giova ? A un ristretto gruppo di oratori che ci intrattiene in uno scenario che Fellini nel suo Prova d’orchestra aveva anzitempo descritto . La bellezza è anche sofferenza che scuote l’uomo e gli fa alzare lo sguardo, diceva Platone. Auguriamoci quindi che un piccolo brivido possa scuotere la coscienza di coloro che, con grandi privilegi, possono gestire il nuovo corso delle cose . Che comprendano quanto si avvicina la bellezza al concetto di buono, di onesto, di leale, di sincero e lo mettano in pratica. La bellezza non ha bisogno del consenso, è una realtà che ci sfiora ogni volta che apriamo gli occhi. È un’ armonia che possiamo incontrare nella natura, nella vita, nei dettagli. Lasciateci almeno questo, ci basta.

Pubblicato il 15/10/2014 alle 15.17 nella rubrica diario.

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