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Non si può morire per andare a scuola (7per24.it 16.01.14)

Non si può parlare di tragica fatalità a proposito dell’incidente che ha spezzato la vita del giovane Sylvester , della sua famiglia, e inevitabilmente dell’autista coinvolto. Gli appelli delle istituzioni per far luce non bastano, anzi amplificano il senso di inadeguatezza nel dar risposta a un dramma che forse si poteva evitare.

Non si può dire che non esista un contesto favorevole, che chiama in causa responsabilità ampie ma anche precise e proprio per questo è importante che organi di stampa, comitati di genitori e opinione pubblica non permettano che si cali il silenzio. Spesso in queste vicende la ragnatela delle responsabilità si espande a dismisura, al punto da non avere mai nessuno che si assuma colpe anche solo per atti mancati. Risale a pochi anni fa un episodio analogo e da allora non si è provveduto a mettere in sicurezza il trasporto per gli studenti.

Gli autobus negli orari scolastici sono affollatissimi e i conducenti devono tener presente ogni rischio anche se si ha a che fare con la fretta e il caos del traffico cittadino. Parlare ora di provvedimenti da adottare nell’arco dei prossimi anni non rende giustizia alla gravità dei fatti che richiedono misure urgenti. Chiunque si trovi a fare spostamenti in città nelle ore di punta ha idea di quale sia la situazione. Meraviglia che gli addetti ai lavori non abbiano preso provvedimenti nel tempo. I giovani nel tragitto da casa a scuola sopportano disagi enormi sui mezzi pubblici e non ci sono garanzie per un servizio dignitoso anche se sostenuto dai costi di abbonamento da parte degli utenti . L’ introduzione temporanea e sporadica degli stewards, ben presto sospesa, ha ora il sapore di un atto riparatorio all’indomani di un grave incidente piuttosto che l’intenzione di migliorare un servizio. Indagare sulle dinamiche per verificare eventuali responsabilità personali è doveroso, ma lo è altrettanto andare all’origine del problema.

Questo comporta in primo luogo una riflessione. L’attuale gestione della città è in grado di offrire ai cittadini, giovani o anziani che siano, un contesto urbano salubre e che garantisca sicurezza? Nel caso specifico no. È nota a tutti coloro che hanno avuto i figli nei vari poli scolastici della città (in particolare quello di via Makallè) la situazione di precarietà per quanto riguarda la sicurezza dei ragazzi e non solo per l’accesso ai mezzi pubblici. C’è mancanza di cura nella gestione del transito pedonale degli studenti, a maggior ragione in situazioni di traffico urbano che non sono compatibili con la prossimità di strutture scolastiche. Oltre ad attraversamenti pedonali sicuri, mancano marciapiedi adeguati a lato della strada, al punto che i ragazzi sono costretti a transitare sulla corsia di traffico nelle ore di punta. La cosa paradossale è che si investe altrove in marciapiedi che sembrano piste ciclabili e che regolarmente rimangono inutilizzati.

Si è radicata da tempo la consuetudine di fornire al cittadino le grandi opere a discapito delle più semplici e funzionali comodità urbane . Tagliare il nastro alla Mediopadana sicuramente dà più lustro che realizzare una fermata autobus decente sulla circonvallazione. Studiare una variante al tragitto in modo da scaricare gli studenti in sicurezza davanti al polo scolastico forse non farà parlare i giornali ma è una semplice misura che offre tranquillità alle famiglie e ai ragazzi. Assistere al recupero del Tecnopolo con risultati di evidente bellezza è un valore aggiunto per la città, ma ricordiamo che anche le strutture scolastiche necessitano di interventi . Si continua a dare priorità agli eventi e a valorizzare complessi faraonici quasi deserti o dei quali si fa un uso saltuario. È vero, la vita è fatta anche di eventi, ma tra un evento e l’altro esiste una normalità della quale ci si deve occupare. Si dimentica troppo spesso che le persone devono gestire gli impegni scolastici e lavorativi nella quotidianità e in un contesto che non dobbiamo ritenere ideale solo perché rientra nelle classifiche riportate dalla stampa nazionale. L’attenzione alla vita dei giovani dovrebbe essere un impegno concreto. Risparmiamoci quindi i retorici discorsi di circostanza.

Daniela Anna Simonazzi

Pubblicato il 14/2/2014 alle 10.52 nella rubrica diario.

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