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Papa “reaparecido” Francesco: ritorno alle origini (7per24.it 15.03.13)

Sono trascorsi esattamente tredici giorni dal saluto “ come semplice pellegrino” di Benedetto XVI da Castel Gandolfo, al “buonasera” del suo successore Jorge Mario Bergoglio: Papa Francesco. Primo pontefice nella storia della Chiesa a evocare con semplicità e coraggio, nel nome prescelto, il santo più caro a credenti e non credenti  in ogni parte del mondo. Il potere, o meglio il ministero più alto che l’uomo possa rappresentare sulla faccia della terra si presenta a noi all’insegna dell’umiltà e della semplicità. Tanto si è detto nell’attesa del Conclave, tanto si dirà nei prossimi giorni. La sensazione  di fronte agli eventi storici che riguardano la Chiesa,  è di una moltitudine di parole che difficilmente raggiunge l’essenza e la portata oltre che storica, spirituale per l’uomo del nostro tempo. Il mondo del giornalismo e della comunicazione sembra peccare di ingenuità intellettuale, ostinandosi  in pronostici che ogni volta si rivelano sbagliati. Ci si sente inadeguati di fronte a parole e gesti che rivelano una realtà, che pur nelle difficoltà del mondo contemporaneo, regge il peso di duemila anni di storia grazie al sostegno dello spirito santo. Scelte ponderate o segni divini le date che hanno accompagnato gli eventi? Le dimissioni di papa Ratzinger nel giorno che ricorda la prima apparizione mariana, la nomina di Papa Francesco nel giorno in cui la Chiesa è solita far memoria del mistero di Fatima: 13.03.2013 ( anche la somma dei singoli numeri 1+3+3+2+1+3=13). Il numero tredici nella storia della Chiesa è simbolico e lo ritroviamo spesso anche nei passaggi cruciali del pontificato di Giovanni Paolo II.

Secondo i primi cristiani, il tredici parla del mistero divino come speranza, perché la stella cometa apparve in cielo il tredicesimo giorno per guidare il cammino dei Magi. Papa Francesco, si è presentato al popolo  il tredicesimo giorno, per  guidare  il cammino in terra dell’uomo del suo tempo. Un uomo che avendo abbandonato Dio non ha più un orizzonte verso cui guardare e vive alla continua ricerca di qualcosa che lo rassicuri nell’immediato. È  proprio la difficoltà di dare senso alla vita il problema dell’uomo occidentale e questo papa latino americano avrà il compito- non facile- di ricostruire la sponda di un ponte che attualmente sembra proiettarsi sul vuoto. Il fatto che le sue origini siano italiane ci inorgoglisce ma sicuramente ci rassicura pensare che la sua vicenda umana e spirituale abbia attinto forza da una terra che ha custodito con maggiore vitalità i valori del cattolicesimo. Lo slancio dei popoli più lontani geograficamente ma più vicini alla fede,  alla proclamazione del nuovo pastore, ci fa ben sperare in una contaminazione che porti nuovo entusiasmo nella Chiesa d’Occidente . Tutti si aspettano da questo nuovo pontefice, che ha scelto il nome del “santo dei poveri”, una vicinanza alla povertà materiale che sicuramente è il problema immediato della nostra società. La sfida più grande significherebbe  andare alla radice di quella povertà  morale, culturale e religiosa che ha portato l’uomo contemporaneo a sentirsi totalmente smarrito e inadeguato di fronte a un mondo che lo sovrasta. Le necessità di rinnovamento per il cattolicesimo sono evidenti, i problemi  antropologici ed etici anche e, come per tutti i pontificati, potremo valutare solo alla fine i frutti del ministero di Papa Francesco. Per il momento ci pare che Bergoglio abbia, anche negli abiti, adottato uno stile sobrio ed essenziale che piace alla gente: croce di ferro, niente auto papale e conto dell’albergo pagato di tasca propria. Ci rassicura anche sapere che ha maturato la vocazione in età adulta dopo avere vissuto la vita di un giovane come tanti, compreso il fidanzamento.  Nella prima omelia da pontefice esorta a camminare nella luce di Cristo tenendo sempre presente la Croce.

Nota dolente per la nostra Europa delle istituzioni che ha sempre sottovalutato l’importanza delle radici cristiane e sminuito il valore dei suoi simboli. La possibilità di allargare gli orizzonti e di allontanarci per un attimo dalle questioni di casa e dal solito problema-Italia, ci fa  accogliere con entusiasmo il primo papa extraeuropeo . Se non altro per ricordarci che la Chiesa è ampia e non è identificabile con i Vatileaks , la pedofilia e i pontefici  collusi con le dittature come certa stampa anticlericale cerca di inculcare nell’opinione pubblica. Non che la Chiesa sia fatta di santi, anzi sono una piccolissima parte e molto c’è da fare anche nel clero e nella gerarchia per togliere certe incrostazioni. D’altro canto passa sempre sotto silenzio il martirio dei cristiani in tante parti del mondo  e l’impegno di tanti consacrati e laici nelle nostre comunità a servizio dei più poveri.  Poco anche si è parlato, sulla stampa italiana, dell’immagine che il nostro paese trae dall’evento che ha visto gli occhi del mondo puntati sulla Basilica di San Pietro, luogo di venerazione per tutti  i popoli della terra. Tenendo presente che il cattolicesimo è senza confini e che pochi giorni sono bastati per eleggere il capo della Chiesa universale, non sappiamo quanto ancora dovremo attendere per eleggere un piccolo capo di una piccola nazione la cui capitale – Roma- è stata per secoli il centro politico e culturale della civiltà. Per accelerare una decisione che dia almeno un senso al nostro paese, perché non adottare il metodo del primo Conclave di Viterbo?  Porta chiusa a chiave, niente cibo e tetto del Palazzo scoperchiato per indurre  chi di dovere a prendere una decisione.

Daniela Anna Simonazzi

Pubblicato il 16/3/2013 alle 15.46 nella rubrica diario.

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