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Contro il chiacchiericcio sulla grandezza di una scelta (7per24.it 12.02.13)

Stop per qualche giorno al circo mediatico, se qualcuno avesse- come al solito- motivo di lamentare che la Chiesa in Italia influisce su tutto e quindi anche sulla scelta di un nuovo governo, da oggi non si potrà imputare al Papa interferenza alcuna.

La decisione di Benedetto XVI sicuramente delimita le piccolezze della campagna elettorale e apre le menti a orizzonti più ampi: l’intreccio misterioso tra l’azione degli uomini e l’azione di Dio che da duemila anni opera nella Chiesa. Ratzinger oggi compie un gesto singolare, sceglie lucidamente e consapevolmente di fare un passo indietro da successore di Pietro, affinchè la Chiesa ne faccia uno in avanti. Credo che nessuno possa avere la verità assoluta circa le motivazioni che hanno portato a una decisione così inaspettata, semplicemente, ciascuno in cuor suo potrà realizzare le scritture in tutta la propria veridicità: “ i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie” .

La decisione di Benedetto XVI, in discontinuità con quella del suo predecessore, la dice lunga sulla libertà di scelta dell’uomo nella storia del cristianesimo, che non è disgiunta dalla responsabilità del pastore verso il popolo di Dio. Responsabilità che implica però il riconoscimento del ruolo papale, interpretato non come potere ma come servizio. Credenti e non credenti hanno accolto con sorpresa la notizia, maturata in solitudine dal Santo Padre, divulgata in un canonico latino, più congeniale rispetto al recente esordio forzato su twitter. Imbarazzo trapela dal Vaticano, tentennamenti nelle parole del portavoce, la Curia dichiara di essere stata colta di sorpresa: “un fulmine a ciel sereno”.

Sui media, giornalisti ed esperti azzardano le ipotesi più disparate sulle motivazioni, un chiacchiericcio che stride con la scelta meditata in silenzio, mediata dallo Spirito e ovviamente molto sofferta. È proprio il differente punto di riferimento che rende ogni considerazione inappropriata e anche inopportuna . Ha scelto la via del monachesimo papa Benedetto XVI, come sequela ad una decisione che non lascia dubbi sulla volontà di vivere in raccoglimento e preghiera gli ultimi anni di servizio alla Chiesa. Non sarà un caso la ricorrenza dell’11 febbraio per dare l’annuncio, non tanto per l’anniversario dei Patti Lateranensi, quanto per quel lontano giorno della prima apparizione della Madonna a Lourdes. Evento miracoloso che ha segnato la storia della Chiesa ma che si è realizzato in un intimo segreto, custodito nel cuore di una fanciulla, incompresa dalle stesse autorità ecclesiastiche. A dimostrazione che ciò che è veramente grande passa inosservato e il silenzio è più fecondo del frenetico agitarsi contemporaneo. In effetti proprio Ratzinger disse che l’Annunciazione se fosse stata un evento dei giorni nostri non sarebbe mai andata sui giornali.

È proprio dal sì di Maria che si realizza il progetto antropologico e salvifico di Dio nella concretezza della storia. L’affidarsi in tutto alla donna che serbò in cuor suo il mistero più grande, è ciò che ha accomunato i due pontefici a noi cronologicamente più vicini. Ruoli differenti: il Papa tedesco raffinato teologo e uomo di spiritualità al quale saremo debitori di importanti riflessioni sulla fede, il Papa polacco umanamente più incisivo, riconosciamo a lui, anche in forza dell’età , un’apertura maggiore alla mondialità. Entrambi a servizio del popolo di Dio con i propri talenti. Di Benedetto XVI sarà bene mettere a frutto i propositi della Via Crucis che precedette la sua elezione a pontefice. La riflessione sulla necessità di ripulire la chiesa dalla sporcizia è una missione che forse non ha raccolto molti sostenitori tra le gerarchie, ma è un’esigenza diffusa nelle comunità. Come pure la ricerca di giustizia circa le accuse mosse alla Chiesa: dagli scandali della pedofilia ai conflitti di potere.

Per quanto riguarda i recenti tradimenti nelle stanze vaticane, potremmo dire che se la percentuale rimane di uno a dodici, la storia sarà destinata a ripetersi. Quindi, al prossimo pastore del gregge, il compito di cacciare i mercanti dal tempio e di comunicare con entusiasmo una spiritualità, che nella Chiesa esiste, ma che l’uomo moderno nella sua pretesa di autosufficienza cerca di ignorare.

Daniela Anna Simonazzi

Pubblicato il 14/2/2013 alle 17.50 nella rubrica diario.

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