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“La verità è come l’ortica…” (7per24.it 26.10.12)

“La verità è come l’ortica: chi la sfiora ne è punto, bisogna afferrarla saldamente e non temere il bruciore”.

Riprendo il motto dei giovani, a me cari, de La Nuova Penna - emblema di un giornalismo fondato sull’impegno civile – per ricordare il cinquantesimo della morte di Enrico Mattei, causata da un incidente aereo a oggi ancora avvolto nel mistero. Il 27 ottobre 1962 si concluse tragicamente la vicenda di un uomo che da solo fece progredire il nostro paese più di quanto- in questi oltre vent’anni- abbiano fatto interi reparti di governo. Il suo ideale di rendere l’Italia autonoma, dal punto di vista energetico, è un tema quanto mai attuale, oggi che il costo dell’energia costringe alla fuga molte realtà lavorative importanti. Ribadisco la mia convinzione che la mancanza di verità intorno a eventi scomodi di casa nostra abbia limitato – e ogni giorno ne abbiamo una conferma- il processo di crescita della democrazia . Ora, là dove le istituzioni deputate alla giustizia hanno gettato la spugna, rendere merito a coloro che si sono sentiti interpellati dal desiderio di verità è un riconoscimento dovuto.

Parlo di Mauro de Mauro cronista de l’Ora di Palermo che per primo indagò sul caso Mattei, il suo lavoro era finalizzato anche alla realizzazione di un film di Francesco Rosi uscito recentemente sugli schermi. Il giornalista venne prelevato- dalla mafia – il 16 settembre 1970, il giorno dopo erano previste le nozze della figlia, il corpo non è mai stato ritrovato. Altro autorevole testimone, a proposito della vicenda Mattei, fu Pier Paolo Pasolini che proprio nei giorni precedenti la sua morte violenta – avvenuta nel 1975- stava lavorando alla stesura di “Petrolio”, un’inchiesta pubblicata postuma. Dagli scritti emerge l’intreccio tra mafia, servizi segreti, legami internazionali e poteri forti, intorno alla morte del fondatore dell’Eni. Una cosa che continua a stupirmi e non è un caso se ho citato i giovani resistenti de La Nuova Penna, è che la scia di sangue e il doppio filo che lega vicende irrisolte nella memoria collettiva, dal dopoguerra ad oggi, riguarda spesso figure carismatiche che oggi mancano più che mai al nostro paese. Mattei, per l’intuito e la capacità politica che fece fare passi da gigante all’Italia del dopoguerra.

De Mauro, per l’esempio di giornalismo coraggioso, che non tace pur sapendo di pagare pesantemente il servizio alla verità. Pasolini per la capacità intellettuale nello scandagliare i meccanismi del potere quando ci si addentra negli intrighi italiani. Sì, perché si tratta – nel caso Mattei – di un intreccio di omertà e depistaggi pronti a ricompattarsi ogni volta che qualcuno minaccia di rivelarne il segreto. Nella visione apocalittica di Pasolini il potere rappresenta il dio dell’uomo moderno. Opinione che rivela un fondo di verità, oggi che siamo pesantemente schiacciati dal potere della finanza, della politica, dell’informazione eccetera eccetera e ahimè pare sfuggevole il potere della cultura, della coscienza individuale e di un’opinione pubblica che chiede a gran voce di essere ascoltata.

Pubblicato il 2/2/2013 alle 18.5 nella rubrica diario.

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