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Non ci sono santi nell'Italia dei corrotti ( La Libertà 04.09.12) (7per24.it 07.09.12)

    Ci fosse stato un “santo” nell’Italia – popolo di santi, poeti e navigatori – ad illuminarci su quanto stava accadendo nei “palazzi”! L’indignazione della gente è più che giustificata e non merita proclami o atti di difesa, ma chi opera nel settore si limiti a un dignitoso e assoluto silenzio, unito ad atti concreti che possano accorciare il divario tra chi sta nei piani alti e coloro che, per essere ascoltati, certe altezze le raggiungono salendo sui campanili o sulle gru. Meglio non si sappia che al nostro Paese va l’onore e l’onere di un patrono noto come il poverello di Assisi, quando la regola della sobrietà francescana, seppur applicata nell’elargire benefici alla collettività, poco si concilia con le regole messe in atto per ottenere privilegi personali nella pubblica amministrazione.

L’intervento del cardinal Bagnasco sugli scandali della politica, dopo i fatti del Lazio, tocca un nervo scoperto. “ Che l’immoralità e il malaffare siano al centro come in periferia non è una consolazione, ma motivo di rafforzata indignazione che la classe politica continua a sottovalutare… anche dalle Regioni sta emergendo un reticolo di corruzione e scandali”. Da qui, lo stato d’animo di un popolo che avverte la mancanza di giustizia, nel vedere la voragine di sperperi e le grandi abbuffate a nota spese delle pubbliche amministrazioni. Un oltraggio, non solo per chi abitualmente frequenta le mense Caritas o per quei pensionati ai quali si richiede la restituzione di una quattordicesima mensilità, ma per le moltissime persone che fanno acrobazie per sbarcare il lunario. Non per fare ironia, ma se c’è un archetipo dell’italiano medio – alle prese con le ansie della classe lavoratrice, sempre sconfitto dal potere – è Fantozzi. Non a caso, gli uffici della Megaditta del ragioniere, erano situati proprio nell’avveniristico palazzo della regione Lazio.

Oggi ci sarebbe l’imbarazzo per la scelta, infatti, non è inferiore al Lazio lo sfarzo della regione Lombardia, fino a ieri ospite dei 31 piani del grattacielo Pirelli; ora ha trovato sistemazione migliore nei 43 piani del nuovo Palazzo Lombardia, valore circa 400 milioni di euro. Nulla ha da invidiare pure il progetto di Fuksas del grattacielo più alto d’Italia per la regione Piemonte, 42 piani di cui l’ultimo a bosco pensile; costo previsto 320 milioni di euro, da pagare in leasing nei prossimi anni (640 miliardi di vecchie lire). Anche la nostra regione è ben sistemata nelle avveniristiche torri di Kenzo Tange, giustamente antisismiche, ecocompatibili e con i pavimenti di mattonelle in grado di assorbire anidride carbonica e rilasciare ossigeno come le foglie degli alberi. Per non parlare poi delle sedi dislocate in Italia e in Europa e di tutta la rete di spese per spostare i dipendenti da un luogo all’altro. Forse, queste istituzioni hanno tanto lavoro e ce lo possiamo permettere, ma considerando che viviamo in un paese a rischio sismico e gli episodi si ripetono, se anziché gareggiare sul grattacielo più alto, si adottasse il metro della sobrietà, ci sarebbero risorse per ricostruire alcuni pezzi d’Italia.

Meraviglia che gli attuali esponenti di governo dichiarino pubblicamente che la situazione è al di sopra di ogni immaginazione. In effetti non è mai accaduto che dalle comode poltrone di queste consorterie si sia alzato qualcuno per dire “ non ci sto “. Mai un atto pubblico di denuncia per le smisurate ricchezze che vengono gestite contro ogni principio etico . Oggi che la cronaca rivela numeri drammatici: un milione di nuovi poveri. È ovvio in questa situazione reclamare che non tutti sono uguali, ma bisogna dar visibilità a una differenza che non è ancora balzata agli onori della cronaca. Soprattutto in ambito cattolico, quando si ha a che fare col potere, il cammino è ancor più arduo e gravoso, perché pone di fronte ad una strada che è quella della verità evangelica.

Si fatica oggi a scorgere un legame con la coerenza dell’uomo politico e poi monaco Dossetti. Cosa si è salvato dell’eredità di De Gasperi, che non pagava lo stipendio alla figlia (sua segretaria) perché sosteneva che non più di uno in famiglia dovesse pesare sulle spalle dello Stato? Ora, la cronaca racconta di intere famiglie, nonni, fidanzate e amici incanalati nei meccanismi della pubblica amministrazione, fuori da ogni controllo. Come conciliare tanti inutili sprechi con la povertà di don Milani, che spesso viene citato indifferentemente da destra a sinistra? Tutti nomi chiamati in causa per dare lustro, ma che marcano nettamente la distanza tra chi operava in nome di una coscienza individuale e chi più facilmente si adegua a un sistema che si sta schiacciando sotto il suo stesso peso.

Molti non provano vergogna o senso di colpa per quello che hanno fatto e questo è allarmante, perché denota la mancanza di una coscienza morale ed è sintomo di una società che non è cresciuta. È curioso che, in questo frangente, chi si è appropriato indebitamente di ricchezze pubbliche, tutelato da un dilagante senso di impunità, bussi proprio alle porte del santuario della Madonna dei Bisognosi per fare un percorso spirituale. C’è da sperare che ci sia un vero pentimento, ma anche, in nome dei bisognosi, che venga restituito il maltolto.

Resta il fatto che la percezione della realtà, per la gente comune, sia completamente alterata e uscire da tutto questo fango, senza l’aiuto di una nuova etica, comporta il rischio di un’operazione di facciata. Quindi, per non lasciarci prendere dallo sconforto, in mancanza di santi e con navigatori non sempre affidabili, ci sarà da qualche parte un vate, un eroe, un profeta, o meglio, un poeta che ci faccia sognare?Ci fosse stato un “santo” nell’Italia – popolo di santi, poeti e navigatori – ad illuminarci su quanto stava accadendo nei “palazzi”! L’indignazione della gente è più che giustificata e non merita proclami o atti di difesa, ma chi opera nel settore si limiti a un dignitoso e assoluto silenzio, unito ad atti concreti che possano accorciare il divario tra chi sta nei piani alti e coloro che, per essere ascoltati, certe altezze le raggiungono salendo sui campanili o sulle gru. Meglio non si sappia che al nostro Paese va l’onore e l’onere di un patrono noto come il poverello di Assisi, quando la regola della sobrietà francescana, seppur applicata nell’elargire benefici alla collettività, poco si concilia con le regole messe in atto per ottenere privilegi personali nella pubblica amministrazione.

L’intervento del cardinal Bagnasco sugli scandali della politica, dopo i fatti del Lazio, tocca un nervo scoperto. “ Che l’immoralità e il malaffare siano al centro come in periferia non è una consolazione, ma motivo di rafforzata indignazione che la classe politica continua a sottovalutare… anche dalle Regioni sta emergendo un reticolo di corruzione e scandali”. Da qui, lo stato d’animo di un popolo che avverte la mancanza di giustizia, nel vedere la voragine di sperperi e le grandi abbuffate a nota spese delle pubbliche amministrazioni. Un oltraggio, non solo per chi abitualmente frequenta le mense Caritas o per quei pensionati ai quali si richiede la restituzione di una quattordicesima mensilità, ma per le moltissime persone che fanno acrobazie per sbarcare il lunario. Non per fare ironia, ma se c’è un archetipo dell’italiano medio – alle prese con le ansie della classe lavoratrice, sempre sconfitto dal potere – è Fantozzi. Non a caso, gli uffici della Megaditta del ragioniere, erano situati proprio nell’avveniristico palazzo della regione Lazio.

Oggi ci sarebbe l’imbarazzo per la scelta, infatti, non è inferiore al Lazio lo sfarzo della regione Lombardia, fino a ieri ospite dei 31 piani del grattacielo Pirelli; ora ha trovato sistemazione migliore nei 43 piani del nuovo Palazzo Lombardia, valore circa 400 milioni di euro. Nulla ha da invidiare pure il progetto di Fuksas del grattacielo più alto d’Italia per la regione Piemonte, 42 piani di cui l’ultimo a bosco pensile; costo previsto 320 milioni di euro, da pagare in leasing nei prossimi anni (640 miliardi di vecchie lire). Anche la nostra regione è ben sistemata nelle avveniristiche torri di Kenzo Tange, giustamente antisismiche, ecocompatibili e con i pavimenti di mattonelle in grado di assorbire anidride carbonica e rilasciare ossigeno come le foglie degli alberi. Per non parlare poi delle sedi dislocate in Italia e in Europa e di tutta la rete di spese per spostare i dipendenti da un luogo all’altro. Forse, queste istituzioni hanno tanto lavoro e ce lo possiamo permettere, ma considerando che viviamo in un paese a rischio sismico e gli episodi si ripetono, se anziché gareggiare sul grattacielo più alto, si adottasse il metro della sobrietà, ci sarebbero risorse per ricostruire alcuni pezzi d’Italia.

Meraviglia che gli attuali esponenti di governo dichiarino pubblicamente che la situazione è al di sopra di ogni immaginazione. In effetti non è mai accaduto che dalle comode poltrone di queste consorterie si sia alzato qualcuno per dire “ non ci sto “. Mai un atto pubblico di denuncia per le smisurate ricchezze che vengono gestite contro ogni principio etico . Oggi che la cronaca rivela numeri drammatici: un milione di nuovi poveri. È ovvio in questa situazione reclamare che non tutti sono uguali, ma bisogna dar visibilità a una differenza che non è ancora balzata agli onori della cronaca. Soprattutto in ambito cattolico, quando si ha a che fare col potere, il cammino è ancor più arduo e gravoso, perché pone di fronte ad una strada che è quella della verità evangelica.

Si fatica oggi a scorgere un legame con la coerenza dell’uomo politico e poi monaco Dossetti. Cosa si è salvato dell’eredità di De Gasperi, che non pagava lo stipendio alla figlia (sua segretaria) perché sosteneva che non più di uno in famiglia dovesse pesare sulle spalle dello Stato? Ora, la cronaca racconta di intere famiglie, nonni, fidanzate e amici incanalati nei meccanismi della pubblica amministrazione, fuori da ogni controllo. Come conciliare tanti inutili sprechi con la povertà di don Milani, che spesso viene citato indifferentemente da destra a sinistra? Tutti nomi chiamati in causa per dare lustro, ma che marcano nettamente la distanza tra chi operava in nome di una coscienza individuale e chi più facilmente si adegua a un sistema che si sta schiacciando sotto il suo stesso peso.

Molti non provano vergogna o senso di colpa per quello che hanno fatto e questo è allarmante, perché denota la mancanza di una coscienza morale ed è sintomo di una società che non è cresciuta. È curioso che, in questo frangente, chi si è appropriato indebitamente di ricchezze pubbliche, tutelato da un dilagante senso di impunità, bussi proprio alle porte del santuario della Madonna dei Bisognosi per fare un percorso spirituale. C’è da sperare che ci sia un vero pentimento, ma anche, in nome dei bisognosi, che venga restituito il maltolto.

Resta il fatto che la percezione della realtà, per la gente comune, sia completamente alterata e uscire da tutto questo fango, senza l’aiuto di una nuova etica, comporta il rischio di un’operazione di facciata. Quindi, per non lasciarci prendere dallo sconforto, in mancanza di santi e con navigatori non sempre affidabili, ci sarà da qualche parte un vate, un eroe, un profeta, o meglio, un poeta che ci faccia sognare?

                                                                  Daniela Anna Simonazzi

Pubblicato il 9/10/2012 alle 22.22 nella rubrica diario.

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