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Ricordo di De Gasperi il giorno della Repubblica( www.reggio7.com 02.06.10)

Ricordare Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori della Repubblica, a pochi giorni dalla ricorrenza del 2 giugno è un atto dovuto nei confronti di un politico che fece grande il nostro paese.  Se l’Italia riconquistò un posto onorato nel mondo il merito va sicuramente a lui. Attraverso il racconto di Maria Romana, la figlia, si scopre un uomo che visse in profonda solitudine la sua vicenda politica e umana. Una persona umile che sosteneva di mettere la sua “poca” intelligenza al servizio della verità, consapevole che i problemi superano spesso la misura dell’uomo. Il convegno di venerdì scorso patrocinato dal Comitato per le celebrazioni dell’Unità d’Italia è stato proposto dal circolo Toniolo con il tema “I cattolici e il senso dello Stato”. Il clima che si crea in questi incontri che catturano un’attenzione che va oltre gli schieramenti politici è ovviamente di ammirazione e di nostalgia, non di tempi migliori (l’Italia era un paese da ricostruire) ma piuttosto di uomini migliori.  La riflessione si è soffermata maggiormente sull’esperienza umana di De Gasperi attraverso i ricordi della figlia,  per concludersi con l’aspetto della vocazione analizzato dallo storico Spreafico.  Sicuramente il rigore  morale la  correttezza e la  sobrietà nell’uso del denaro pubblico sono un esempio quanto mai provocatorio e imbarazzante nella realtà attuale fatta di sprechi e indebitamenti. Secondo il pensiero di De Gasperi il rispetto dello Stato parte dalle piccole cose, perché la democrazia e la civiltà si mantengono “francescanamente” anche col poco e risparmiare per la cosa pubblica è fondamentale. Fu un uomo  modesto, ricorda la figlia, a volte usava la stessa agenda per più di un anno e dopo la sua morte la moglie andò a restituire la carta da lettera che era rimasta inutilizzata alla Presidenza del Consiglio. Maria Romana dice di non avere percepito lo stipendio per il suo lavoro alla segreteria del padre poiché lui sosteneva che due persone della stessa famiglia non potessero stare a carico dello Stato. Oggi queste cose ci fanno sorridere, ridiamo un po’ di meno però pensando al debito pubblico e ai privilegi che negli anni si sono costruiti uomini di potere più attenti al bene per sè  e per i propri congiunti che al bene comune. È una contraddizione sentire oggi inneggiare da tutte le parti politiche a quest’uomo, quasi un’icona del passato,  quando gli sprechi nella gestione pubblica sono all’ordine del giorno e i compensi per l’impegno politico faraonici. Per rimanere al tema della serata, sarebbe interessante interrogarsi anche sui motivi di un evidente logoramento delle radici culturali e della presenza dei cattolici nel nostro paese. In un momento in cui circola molto cattolicesimo e poco cristianesimo sembra di fare riferimento al museo dei ricordi  parlare dei valori  incarnati da un personaggio come De Gasperi. Lui, insieme a figure autorevoli del cattolicesimo come Schuman e Adenauer riteneva il cristianesimo un valore fondante dell’Europa. Oggi il richiamo alle radici cristiane nella Carta Costituzionale dell’Unione pare non sia necessario perché è sottinteso che i principi di libertà e civiltà abbiano matrice cristiana e indicare questa matrice sarebbe una forma di integralismo ( Padoa Schioppa). De Gasperi a differenza di tanti cattolici attualmente impegnati in politica non rinunciò ai principi della propria fede e non cedette ai compromessi, pagò duramente  per essersi opposto al regime, il suo antifascismo lo portò al carcere e all’esilio e con coraggio si oppose anche al Papa. Si sorvola però sul fatto che De Gasperi  fu inflessibile anche contro il comunismo eppure il primo a confrontarsi con l’anticomunismo degasperiano fu proprio Togliatti. Nel ’34 De Gasperi si rallegrò per la sconfitta dei socialdemocratici austriaci che stavano a suo parere soffocando la fede e il cristianesimo tra i giovani. La sua modernità e lungimiranza sono emerse in modo incisivo nella scelta di brani selezionati da Ercole Leurini, voce narrante della serata: “È vero ogni governo ha bisogno di un certo pungolo…io accetto anche il pungolo ad una condizione: che ad un certo punto quelli che stanno pungolando scendano dal carro e si mettano anch’essi alla stanga e dimostrino di saper tirare”, tratte da un discorso del 1949. Eloquenti alla morte dello statista furono  le parole di Giovannino Guareschi, l’unico italiano imprigionato per reati di stampa ( anche sul giornalismo attuale si potrebbe aprire una sana riflessione) per avere pubblicato lettere di De Gasperi forse non autentiche su “Candido” il giornale che dirigeva:  “Al confronto dei campioni politici di oggi, De Gasperi era un gigante”. A fine serata ho chiesto a Maria Romana se ci sia da parte sua qualche difficoltà a riconoscersi nell’attuale classe politica: “Non è facile” è stata la risposta.

Non mi stupisco, dal momento che pur avendo tanto bisogno oggi dello stile di suo padre non mi pare siano molti a condurre la propria “vocazione” politica con fede, moralità e più di ogni altra cosa in “francescana” sobrietà. .      

Daniela Anna Simonazzi

Marc Chagall - ( Derrier le Miroir-Fondazione Maeght)
 

Pubblicato il 29/1/2011 alle 19.25 nella rubrica diario.

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