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Riprendiamoci la nostra storia ( Il Resto del Carlino - Reggio 28.01.11)

 

È sempre più frequente leggere le notizie dei giornali e percepire quella sensazione che in psicologia viene definita déjà vu. Certo la politica italiana non sta brillando per idee nuove e la creatività viene forse riservata a performance non certo istituzionali. Anche la cronaca  locale ci riporta a uno dei campi di battaglia politica preferiti: la toponomastica. È di questi giorni la discussione su via Tito. Non è una novità, da sempre l’intitolazione di vie o piazze rimane un terreno ideale di scontro. È vero, esistono nuove conoscenze storiche e quindi sono necessari riconoscimenti in positivo o in negativo di alcuni fatti, ma questo non deve farci dimenticare quella che è la storia di una città e quindi la responsabilità di scelte che oggi ai nostri occhi possono apparire inaccettabili. Riconosco inopportuna la decisione di dedicare non a “uno statista” ma a un uomo che si macchiò le mani di sangue innocente una via. Meraviglia ancor più che la scelta sia stata fatta in anni tutto sommato recenti, quindi senza l’attenuante della scarsa conoscenza degli eventi tragici legati al confine orientale. Sarei curiosa di conoscere le motivazioni messe ai voti per dedicare una via a Tito dopodiché ognuno si assuma l’onere di una scelta senza dubbio infelice. Mi chiedo piuttosto se non sia più urgente un’operazione culturale che vada al di là degli scranni di Sala Tricolore per fare sì che la celebrazione della Giornata del Ricordo possa entrare se non nel cuore nelle coscienze della gente. Ho ben presente la ricorrenza in anni passati, mal digerita sia dall’ANPI che da ISTORECO. Ho il ricordo di un convegno tesissimo con Marcello Veneziani e Nevenka Troha  e della prima mostra sulle foibe in una stanzetta adiacente al polo archivistico. Immagini eloquenti, non una didascalia, non una spiegazione, lo squallore rivelava ancor più il dramma dei profughi e delle vittime. Mi colpì il fatto che alcune foto cadute sul pavimento venissero lasciate lì in modo irriverente, alla mia segnalazione l’incaricata alla sorveglianza rispose che non era autorizzata a raccoglierle. Se i cambiamenti su certi frangenti faticano ad essere accettati bisogna riconoscere che poco si sia fatto per conoscere una storia che ha  radici profonde. Vogliamo forse rinnegare, per fare un esempio, che nel reggiano i sindaci erano soprannominati  “zarina” o “piccolo padre”? O che in alcune piccole sezioni di partito, come racconta Pasolini, si lasciava una sedia vuota di fianco al relatore di turno ad indicare simbolicamente la presidenza del compagno Stalin? Ora si vuole sostituire il nome di Tito con quello del beato Rolando Rivi. Immagino il povero Guareschi indispettito per avere di gran lunga superato la sua fantasia letteraria. Con questi metodi i nodi gordiani che riguardano la storia del nostro paese difficilmente si potranno sciogliere. Il guaio è che sono troppi gli uomini e sempre gli stessi che da anni vivono il ruolo istituzionale e politico con la fatica di apportare un’idea nuova . Perché non valorizzare esperienze importanti ma dimenticate della storia locale? Penso ad esempio alla proposta fatta dall’on. Montanari nel 2008 per creare un monumento ai giovani dei Fogli Tricolore, esperienza straordinaria di un gruppo di studenti cattolici reggiani sconosciuta ai più . Ci sono tante cose da recuperare e non dobbiamo forse curarci più di tanto se nella stratificazione degli eventi storici rimangono scelte inopportune, anche queste saranno giudicate dalle generazioni future e racconteranno la difficoltà di un’evoluzione su alcuni temi spinosi. Si lavori per compensare anziché rimuovere, si  faccia un lavoro di sensibilizzazione su ciò che si è trascurato in passato come la Giornata del Ricordo. Oppure, se non si è capaci di fare un passo in avanti, si ascolti il suggerimento degli abitanti di via Tito, ci si occupi  piuttosto del problema del traffico, argomento attorno al quale i cittadini riescono a trovare più punti in comune rispetto a quelli raggiungibili in Sala Tricolore.  
 
Daniela Anna Simonazzi 

Anna Vittoria Z. - Niki

Pubblicato il 29/1/2011 alle 19.57 nella rubrica diario.

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