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Il paradigma Katyn diventi simbolo del perdono comune. Anche qui a Reggio ( www.reggio7.com 14.4.10)

Qualcuno ha parlato della maledizione di Katyn alla notizia del tragico incidente aereo nel quale hanno perso la vita i componenti dei vertici istituzionali della Polonia, il fatto inquietante è che si apprestavano a commemorare, dopo settant’anni , i ventiduemila ufficiali polacchi, anche in questo caso la classe dirigente del paese, uccisi e occultati in fosse comuni, nel 1940, su ordine di Stalin. La prima ipotesi è quella dell’errore umano e c’è da sperare che tutti si siano spesi per scongiurarlo. La delegazione polacca, che non era stata invitata alla celebrazione ufficiale, viaggiava su un aereo sovietico, si dice fosse nella lista nera (degli aerei), un primo atterraggio è stato impedito per le condizioni meteorologiche, poi un secondo e un terzo, si pensa quindi ad un’avarìa del carburante: niente di più probabile. Comunque, sarà la scatola nera a dire cosa è accaduto e speriamo che la commissione presieduta da Putin sia più trasparente di quella che si occupò della vicenda  di Anna Politkovskaja, pare che la Polonia abbia, giustamente, inviato dieci commissari per le verifiche. Tornando a Katyn 1, dopo settant’anni di menzogne, di silenzi e di occultamento di documenti, fu lo stesso Putin nel 2004 a porre il segreto di stato sul massacro, si rende giustizia ad un popolo tra i più martoriati dell’est Europa. Non che Putin, “l’uomo con un piede nel passato” con questo gesto significativo abbia voluto fare un riconoscimento pieno, senza se e senza ma, lo dimostra la scelta di voler unire nel memoriale il ricordo dei  prigionieri russi uccisi dai polacchi, nel 1920, nella guerra russo-polacca, una sibillina tesi giustificazionista . Il giorno della visita di Putin a Katyn, la “RUVR”, voce della Russia, apriva la notizia con la premessa “Nessuno è stato dimenticato. Nulla è stato dimenticato”. Frase ricorrente anche in un contesto più vicino a noi, che analogamente, durante la guerra e nel dopoguerra cha visto l’eliminazione mirata di sicuri protagonisti della classe dirigente locale e forse nazionale. Ora, qualcuno ha il coraggio di dire in modo sfrontato che: “spuntano ossa ormai come funghi”. Condivido l’opinione del Presidente di Caramella Buona su questa espressione infelice, un’irriverenza che amplifica la brutalità di metodi praticati anche in terra reggiana. Qui nessun memoriale per le fosse comuni, anche a ricordare un solo giusto tra tanti. Nelle campagne, pare sia impossibile individuare i luoghi precisi delle sepolture, secondo gli esperti, si troverebbero sotto a centri commerciali, maisonette, ipercoop. È di buon auspicio quindi lo sforzo di avere istituito Katyn come “simbolo del perdono comune” le divisioni non giovano       ( tantomeno agli accordi sul gas) e auguriamoci che questo massacro, d’ora in avanti, nei manuali scolastici e di storia non appaia più tra le noticine o preceduto da preamboli con infinite riserve. Anche sul film di Wajda , il regista che perse il padre a Katyn,  il giorno della celebrazione, è stata tolta la censura ed è circolato su un canale d’èlite (tipo History Channel), ora, dopo l’incidente aereo, Putin lo ha  finalmente legittimato ed è passato sulla rete nazionale russa. Prendiamo atto che un passo in avanti, per togliere il piede dal passato, Putin stia cercando di farlo, è evidente che gli imbarazzi siano ancora tanti nel condannare o riabilitare un’ombra ingombrante come quella di Stalin in base alle circostanze, vedremo come verrà ricordato nelle imminenti celebrazioni per la vittoria nella seconda guerra mondiale. L’Unione Europea, a differenza degli Stati Uniti, è stata piuttosto tiepida in questa tragica circostanza eppure dovremmo essere  riconoscenti verso la Polonia: oltre al merito di avere fermato l’invasione bolscevica in Europa, per l’esempio di civiltà mostrato nel fronteggiare i totalitarismi, frutto di un cristianesimo fortemente radicato in una Chiesa che ha regalato al mondo uomini santi e protagonisti dei cambiamenti storici: da papa Wojtyla a padre Popileluszko, il cui film deve sottostare ora alla medesima censura di Katyn. La fede di questo popolo è una pietra angolare per l’Europa, settant’anni di attesa per un atto di verità e di umana giustizia dimostrano che nei processi di pacificazione inevitabilmente una delle parti in causa abbia l’ònere e l’onore di essere più magnanima.

 Daniela Anna Simonazzi  

  

 

 

 

 

 

Antonio Fontanesi  - Il Lavoro

Pubblicato il 25/4/2010 alle 18.32 nella rubrica diario.

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