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Ru, il peso dei silenzi (Il Giornale di Reggio 13.04.10)

Se alcuni messaggi pubblicitari, oltre a condizionare gli acquisti, suggeriscono modelli comportamentali c’è da preoccuparsi seriamente. Penso alla pubblicità di una nota casa automobilistica: una  giovane coppia davanti alla vetrina di un negozio per neonati: biberon, scarpine…, lei osserva incantata, lui ha l’espressione visibilmente preoccupata, resta in silenzio fin quando lei grida: “le voglio così” e indica le scarpe rosse della commessa, lui sorride e fa un sospiro di sollievo, slogan finale, con l’auto che sfreccia: “Tutto il resto può aspettare”. Uno spot di questo tipo, oltre ad indicare il livello culturale, la dice lunga sul potere che ha la donna nella scelta della propria maternità. Spesso è lei che decide di essere madre o, con la stessa determinazione, di rifiutare la vita che è in lei, a volte, all’insaputa del coautore, il quale, non sempre rivendica il suo ruolo. Cosa ne pensano gli uomini del fatto che non tocchi anche a loro scegliere e riducono il dibattito di questi giorni, sulla pillola abortiva, ad una polemica esclusivamente politica? E le donne, spesso relegate a ruoli subalterni, come vedono l’essere protagoniste di conquiste umilianti e non di diritti che diano loro valore e dignità ?

È un progresso verso la tutela della maternità e la salute fisica e psichica della donna l’aver creato una pillola che permette di abortire un possibile figlio, in assoluta solitudine, senza un sostegno oltre che medico, umano, in un momento che rimarrà impresso per sempre come una ferita nell’anima? So che su questo tema è impossibile trovarsi d’accordo perché diverse sono le concezioni etiche e culturali. Come si è potuto notare dai primi casi di sperimentazione, l’introduzione della pillola, permette di uscire subito dall’ospedale, basta una firma per riportare l’aborto ad una dimensione, se non  clandestina, sicuramente privata, lasciando la donna sola nella sua responsabilità: medici, mariti o fidanzati sempre più lontani se non estranei. Non  ritengo ciò una conquista e giudicherei più onorevole investire nella corretta applicazione della legge 194 che non deve essere usata come metodo di contraccezione. Molte cose rimangono da fare per una più efficace educazione alla responsabilità soprattutto tra i giovani . L’utilizzo di una pillola, in apparenza, rende più sbrigativa una scelta che comunque rimarrà tatuata sul corpo della donna. D’altro canto, si risolve così il problema della disponibilità di medici per l’aborto chirurgico, visto il numero sempre maggiore di  obiettori di coscienza. Antinori, che rappresenta il pensiero laico, in un’intervista ha sollevato il problema sui danni che la pillola può provocare. Ma non c’è tempo per questi cavilli, la scienza va avanti e deve cercare sempre nuove formule. Si sta già parlando della pillola del quinto giorno, già esiste quella del giorno dopo e quella dei giorni prima, il mercato si sa ha le sue regole. Mi chiedo se siamo noi o le multinazionali farmaceutiche a decidere della  qualità della vita. Poi c’è chi si scandalizza se qualche cattolico si dissocia. Qualcuno pensa che la Presidente del Consiglio Comunale rappresenti “solo” il suo pensiero e non quello del Sindaco, cattolico, medico e padre di nove figli, o di un Consigliere regionale eletto col sostegno degli ambienti francescani ed oratoriali? Se non ci saranno dichiarazioni da parte dei cattolici impegnati in politica, come sempre accade nella storia, soprattutto i silenzi avranno un peso.

 

Daniela Anna Simonazzi

Pubblicato il 14/4/2010 alle 21.15 nella rubrica diario.

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