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Occhi di cielo ( Il Giornale di Reggio 16.02.10) (La Libertà 20.02.10)

“Occhi di cielo non abbandonarmi in pieno volo. Se il sole che mi illumina un giorno si spegnesse e una notte buia vincesse sulla mia vita, i tuoi occhi mi illuminerebbero…”. Così cantava Caterina, figlia del noto giornalista Antonio Socci,  nel coro degli universitari. Quattro mesi fa, alla vigilia della sua laurea, un fatale arresto cardiaco l’ha portata al coma dal quale non si è ancora risvegliata . Ora le sue condizioni di salute sono leggermente migliorate, il cuore batte autonomamente, ma come dice il padre rispondendo alle innumerevoli richieste di notizie “ è una lotta drammatica”.

Quella di Caterina non è una storia che ha catturato l’attenzione di quel mondo mediatico così solerte nel raccontare fatti che possano creare uno scontro ideologico, come ci ricorda, in  questi giorni, la vicenda di Eluana.

Eppure, anche nel silenzio, la storia di Caterina sta cambiando la vita di molti. Tanti i giovani che in questi mesi, ogni sera, in ospedale, si sono raccolti in preghiera per lei. Tanti i malati che hanno offerto conforto alla famiglia e le persone che hanno scritto parole di speranza per la sua guarigione. Un vero miracolo quello che si sta compiendo attorno a questa ragazza di ventiquattro anni colta nel pieno della vita da una prova così grande. È impossibile rimanere  indifferenti pensandola immobile in un letto, o trattenere l’emozione ascoltando, sul blog creato dagli amici, il suo canto a Maria tratto da un laudario del XIII secolo. Come non provare tenerezza per la sua persona in condizioni di sofferenza così estreme e solidarietà per la sua famiglia e tante altre che vivono la medesima situazione. Nella libertà di coscienza, segno di speranza e monito per tutti alla sacralità della vita. Il loro esempio ci fa capire che la fede non protegge dal male ma quando è forte sostiene. Testimonianze  preziose in una realtà di “indifferenti al Mistero” e più incline a “democratiche soluzioni eutanasiche”, come recita il nostro cantore Giovanni Lindo Ferretti.

Ho avuto modo di conoscere Antonio Socci in seguito ad una sua trasmissione di Excalibur. Fu lui a raccontare per primo in televisione dei nostri giovani eroi cattolici della Resistenza. Poi ci fu una piacevole conversazione in occasione del “25 aprile a Tapignola”, iniziativa che lui accolse subito con grande entusiasmo. La percezione è stata di un uomo sensibile e coraggioso. Certo anche per chi è forte ci sono situazioni della vita nelle quali è inevitabile fare i conti con l’angoscia e la paura. La felicità dei figli è il desiderio segreto di ogni padre e di ogni madre. Guardando a queste situazioni ci rendiamo conto di possedere molte cose ma non  l’essenziale: quel lieve battito che dà la vita. Il mese di febbraio dedicato alla Vita, ai malati e ai sofferenti, ci dovremmo stringere, invocando la protezione della Madonna, alle tante persone che come Caterina ci inducono a riflettere sul valore della persona in ogni condizione. È necessaria la consapevolezza che la sofferenza non si può capire né spiegare, la si può però riempire di presenza. Per le famiglie sono croci pesanti se portate in solitudine. Antonio ed Alessandra insieme ai loro figli sono sostenuti  dall’aiuto dei medici che amorevolmente curano la loro adorata figlia, dalla solidarietà di tanti amici e tantissime persone mai conosciute prima, ma quanti altri restano soli? Qualcuno si chiede dov’è Dio in queste sofferenze…se ci fosse un Dio non permetterebbe un dolore simile… dov’era Dio quanto Cristo soffriva sulla croce… Gli uomini di Chiesa dicono che era lì e soffriva con Lui e ancora oggi è accanto a chi è crocifisso ad un letto di malattia. Quanta grazia da queste croci dolenti spogliate di ogni cosa ma mai della dignità. Quanto bene Caterina ha seminato in questi mesi di malattia. Confidiamo nella scienza medica e nel miracolo della fede affinché possa riprendere il suo canto alla vita.       

 

Daniela Anna Simonazzi

Pubblicato il 26/2/2010 alle 21.9 nella rubrica diario.

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