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Dal bipolarismo alla nuova informazione (...) ( Il Giornale di Reggio 11.10.09)

Un famoso detto cipriota racconta di un vecchio saggio che esortava ad amare il proprio paese. Un giorno, un giovane gli chiese: “ Il mio paese è diviso in due, quale parte devo amare?”. I nostri giovani invece quale paese si troveranno tra le mani, se non si colmerà il solco creato da una cattiva politica? La percezione è che, crollato il muro delle ideologie (col relativo disorientamento), si sia innalzato il muro dell’incomprensione. Il sistema bipolare, applicato prematuramente ad un paese come il nostro, si sta rivelando uno strumento pericoloso nelle mani di uomini ancora troppo legati al passato, incapaci di confrontarsi in un dibattito civile, come accade in altre democrazie. In una situazione nella quale il paese rischia di perdere la sua credibilità, sembra inutile richiamare al rigore chi ha ruoli istituzionali, o smuovere una classe dirigente sempre più distratta o concentrata su se stessa . Nonostante ciò, il bombardamento mediatico fa sì che si guardi a questi leaders temporanei come a moderne divinità, a prescindere dai valori etici e morali.  L’altro ieri, l’aula del Senato, era quasi deserta, si parlava del disastro nel messinese. Raro, anzi impossibile, vedere la poltrona di un politico vuota in qualche trasmissione televisiva. Nell’attuale situazione sarebbe opportuno abbassare i toni della polemica per concentrarsi, con un po’di buonsenso, sui problemi di un paese devastato dalla crisi, dalla cattiva gestione del territorio e da altre questioni. Bisogna sciogliere quei nodi che contribuiscono a paralizzare il paese, come l’influenza sempre più marcata tra un organo di potere e l’altro: politica-stampa, politica-magistratura, politica-scuola, politica-sanità, politica-televisione, politica-Fondazioni…, la politica incide pesantemente in ogni contesto. È evidente l’uso strumentale che si sta facendo, ad esempio, in merito alla libertà di stampa. Nel nostro paese i giornalisti che vivono sotto scorta sono quelli che parlano di mafia e non di gossip politico. Le manifestazioni di parte non servono, a meno che, per libertà di stampa, si intenda la salvaguardia di quella parte di esponenti di partito più attivi in campo editoriale che parlamentare. Anzi, l’iniziativa ha messo l’Italia sotto i riflettori europei, rafforzando così l’immagine negativa del nostro paese all’estero. Un contributo alla tematica, si è avuto invece al festival di giornalismo, che ha richiamato esponenti dell’informazione da tante parti del mondo nella città di Ferrara. Tanti giovani, senza bandiere, in fila per ascoltare le testimonianze di giornalisti e scrittori, rassicurano sul futuro del nostro paese. Questa terza edizione, dedicata ad Anna Politkovskaja, uccisa tre anni fa per le sue inchieste sulla Cecenia, la dice lunga sul valore della libertà. Certo sono esempi rari, rispetto ai cattivi maestri della stampa nazionale a servizio della politica o degli editori, piuttosto che della buona informazione. Anche nella storia dei giornalisti reggiani è impressa un’icona. Purtroppo il suo servizio alla verità rimane quello di un eroe “solitario”. Nel dopoguerra pagò con la vita per le sue inchieste su uccisioni di  uomini non allineati politicamente. La figura luminosa di questo giovane, ancora oggi, per alcuni può risultare scomoda. Dopo diverse proposte, sostenute anche da questo giornale, mai nulla è stato fatto affinchè rimanga un segno visibile del suo impegno. Il periodico indipendente “La Nuova Penna” da lui creato insieme ad altri coraggiosi, uscì per venticinque pubblicazioni, da undici diverse tipografie, sistematicamente sabotate. Eppure quando riusciva a vedere la luce e a non essere bruciato sulla piazza, superava i confini nazionali. Ora, l’edizione anastatica, dopo essere passata da un editore all’altro, da molto tempo è in attesa di pubblicazione. “Libertà va cercando…”
 


 

Niki de Saint Phalle  - Nana

Pubblicato il 11/10/2009 alle 11.20 nella rubrica diario.

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