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Perchè rassegnarsi alle verità mancate? ( Il Resto del Carlino - Reggio 10.08.09)

“Una memoria che continua a dividere”è la sintesi del dibattito che da alcune settimane, anzi, da anni, irrompe sui giornali locali. Il direttore Davide Nitrosi, che conosce bene le dinamiche reggiane, esprime un’opinione condivisibile.

Le vicende resistenziali , hanno una ripercussione evidente sulla nostra storia attuale, perché costruirono, nel bene e nel male, le basi della convivenza dal dopoguerra ad oggi.  L’iniziativa della chiesa reggiana nel 1995, di un percorso di riconciliazione, a distanza di anni ci interpella nella sua proposta, anche laica, che continua ad avere molti avversari. Il confronto è aspro e nessuno vuole deporre per un attimo le proprie sicurezze, su vicende che mostrano contorni ancora incerti. Penso ad esempio, alle recenti rivelazioni di un famoso storico, in merito alla strage di Monte Sole, il quale, nel difendere l’operato dei partigiani, accusati di avere provocato l’eccidio, ridimensiona notevolmente il numero delle vittime che non sarebbero 1830 ma 770. Un passo avanti rispetto alla retorica resistenziale. Nulla toglie alla gravità del massacro, dimostra altresì, che molta strada rimane da fare per arrivare alla verità dei fatti. In questa direzione dovrebbero operare gli istituti preposti alla ricerca storica, che dal dopoguerra in poi, hanno spesso rinchiuso la memoria anziché custodirla, compito al quale le famiglie, grazie a Dio, non hanno abdicato . Ancora nel duemila, si riteneva fosse prematuro aprire gli armadi a chi, animato da desiderio di verità, voleva portare alla luce una vicenda scomoda. La mancata collaborazione non mi ha impedito di andare avanti, pensando ai giovani, che hanno diritto di vivere in un contesto civico di piena libertà . In passato, soprattutto sui fatti del dopoguerra, si è cercato di pilotare la storia per fini politici, ora è auspicabile una maggiore apertura degli istituiti, per non correre il rischio di rimanere scuola di pensiero unico.  Nella ricerca della verità le istituzioni sono state assenti e la giustizia, come spesso accade in Italia, pensiamo alla strage del 2 agosto a Bologna, ha avuto un percorso incompiuto. Pare ci si debba rassegnare alla mancanza di verità. Ancora oggi, le famiglie vivono in solitudine i loro lutti e in alcuni casi sono vittime di strumentalizzazioni. Altra cosa è il rispetto per le memorie, anche quelle scomode, sulle quali in passato si è steso un  pesante velo da poco rimosso.

Nella nostra città, questa rimozione non è stata un percorso facile  e continua a lasciare spazi nei quali  lo scontro politico non cede alla compassione.

Compassione che diventa doverosa quando si parla di sangue versato, un rispettoso silenzio è preferibile ad un conviviale racconto in osteria.  Quanto poi ai simboli nei luoghi di memoria, credo che le famiglie abbiano il diritto di essere esaudite nei propri desideri, la continua sequenza di innalzare croci per poi vederle abbattere,  rischia di cadere nel ridicolo . Dovremmo avere la pietà di chinarci su tutti i morti per arrivare ad una pacificazione. Sull’esempio delle donne, che seppero comprendere opposti orizzonti di giovani che fecero scelte differenti . Pensiamo all’incontro tra la madre di don Pasquino e la madre del giovane che sparò dal plotone di esecuzione.

Su queste vicende dolorose, si può continuare a discutere e rimanere fermi allo stesso punto se non si compie un atto di umanità. Se dopo anni di silenzio, sono le storie che chiedono di essere raccontate, forse, è perché chiedono verità e giustizia per poter finalmente riposare.

 

Daniela Anna Simonazzi

       

(Dedico ad Azor e Il Solitario, in occasione degli anniversari 2 e 9 agosto, questa personale riflessione).


 

  Camillo Procaccini- Riposo in Egitto 
 

Pubblicato il 10/8/2009 alle 20.45 nella rubrica diario.

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