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daniela anna simonazzi danielasimonazzi@alice.it

SOCIETA'
A vent'anni dalla caduta del muro ( Il Resto del Carlino - Reggio 10.11.09)
22 novembre 2009

Nel ventennale della caduta del muro di Berlino, la Cancelliera Merkel ha giustamente dichiarato che le celebrazioni non dovrebbero essere soltanto tedesche. Eppure, se si guarda il calendario degli eventi nel nostro paese, salvo qualche eccezione, si ha la percezione di una ricorrenza poco condivisa. Qualche timida iniziativa, fa sorgere il dubbio che in realtà non ci sia corrispondenza tra il crollo materiale di un simbolo e le barriere ideologiche e culturali che ancora resistono. Perché non  raccontare la storia in modo chiaro, senza eludere che si trattò del simbolo di un totalitarismo che privò l’uomo del diritto fondamentale: la libertà? Il crollo del muro, offensivo per Berlino e per l’umanità, confermò il fallimento di un sistema che anche i più nostalgici ora dovrebbero riconoscere. L’intervento meno ambiguo su questo passaggio storico, rimane il discorso di J.F.Kennedy: “Ci sono molte persone al mondo che non capiscono o dicono di non capire, quale sia la differenza tra il mondo libero e il mondo comunista . Che vengano a Berlino…” Solo chi ha un forte senso della democrazia non ha timore della verità.“ Gestire uomini liberi è un bel grattacapo” è stato l’augurio che Obama ha ricevuto da un caro amico alla conferma della sua elezione. L’ espressione è emblematica di un paese che non ha mai dovuto costruire muri per impedire a qualcuno di uscire, pur riconoscendo che la libertà comporta molte difficoltà. La percezione che i berlinesi hanno avuto di questa semplice e sostanziale differenza, ha reso possibile la riunificazione tra est ed ovest ed ha trasformato la città simbolo dell’Europa dilaniata di quest’ultimo mezzo secolo, in una speranza per il mondo. A distanza di vent’anni, basta con gli equivoci, occorre onestà per spiegare ai giovani cosa rappresentò il “muro”per l’Europa e doveroso raccontare le storie di tanti loro coetanei che si spesero con la propria vita: dai ragazzi di piazza Tienamen a Jan Palach . Non so se negli altri paesi europei il messaggio di questo evento sia più nitido, qui le idee sono spesso confuse. Un comunicato stampa del 2006, in merito alla proposta (respinta) di ricordare la data del 9 novembre, cita le seguenti motivazioni di alcuni consiglieri provinciali: “si sarebbe gettato fango sui comunisti…, si dovrebbe parlare del muro di Israele e di tutti i muri…, significherebbe dividere l’Europa in due blocchi… ecc”. Nella nostra città pare sia sufficiente mantenere vivo il ricordo della Liberazione, eppure senza questa ulteriore conquista l’Europa non sarebbe quella che è oggi, certo non perfetta, ma una realtà libera e democratica. Dalle istituzioni reggiane il primo impegno concreto è quello di dedicare una piazza o una via ai Caduti del Muro, è il passo più semplice: consegnare il ricordo delle vittime a diligenti commissioni di esperti in toponomastica. La ricorrenza odierna, può mettere in evidenza anche particolari coincidenze, come accade ad Albinea, gemellata con un quartiere di Berlino e in possesso di un frammento del muro collocato nel giardino della scuola. A pochi passi, un cippo ricorda una vittima di quella stessa fallimentare ideologia. Anche in questo caso il processo di riconoscimento della storia è stato lungo e faticoso ma soprattutto necessario, per poter dire oggi con fierezza: “Ich bin ein Berliner”.



Anna Vittoria Z. - Ombre




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permalink | inviato da AZOR il 22/11/2009 alle 16:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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